Ansia sociale: sette sintomi che possono aiutarti a identificarla

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Spesso le persone timide possono sentirsi a disagio o avere difficoltà a relazionarsi con gli altri, soprattutto quando si tratta di estranei o di figure che rappresentano l’autorità come professori o datori di lavoro. La timidezza è una caratteristica di personalità non patologica; ci sono individui estroversi che amano interagire apertamente con gli altri, così come persone più introverse che preferiscono concentrarsi più sulla propria interiorità. Una persona timida può condurre una vita pienamente soddisfacente, mantenere una visione positiva di sé stessa e funzionare bene in diverse aree della vita, come lavoro, istruzione, famiglia e amicizie.

Tuttavia, quando la timidezza è accompagnata da un livello elevato di ansia e paura nelle situazioni sociali, al punto da interferire con le attività quotidiane, potrebbe subentrare un problema di ansia sociale da prendere in considerazione.

Ansia sociale: come si presenta?

Il disturbo d’ansia sociale (o fobia sociale) è un disturbo la cui caratteristica principale è una marcata, o intensa, paura o ansia delle situazioni sociali in cui l’individuo può essere esaminato dagli altri. Si tratta di un disturbo abbastanza comune nella popolazione, con una prevalenza mediana del 2,3% in Europa.

Parlare con un professionista e riconoscere l’ansia sociale può aiutarti in molti modi. Ad esempio, può aiutarti a comprendere meglio le tue difficoltà e da cosa derivano, nonché permetterti di sentirti più sicuro nell’affrontare le situazioni sociali. Ecco alcuni segnali che potrebbero indicare che potresti soffrire di ansia sociale:

  1. Provi un’intensa ansia prima e durante specifiche situazioni sociali: sperimenti elevati livelli di ansia quando incontri o parli con persone sconosciute, alimentata dalla paura di essere giudicato negativamente. Questo timore potrebbe riguardare preoccupazioni come essere considerato debole, pazzo, stupido o noioso. Al contrario, l’ansia è più contenuta quando ti trovi in situazioni familiari con amici o parenti.
  2. Hai difficoltà nel parlare di fronte a molte persone: eviti o fai molta fatica a parlare in pubblico, motivato dalla paura di fare brutta figura o di essere giudicato negativamente dagli altri.
  3. L’ansia interferisce con la tua performance sociale: durante le interazioni con estranei o in situazioni in cui percepisci di essere sotto valutazione (esami, colloqui di lavoro, ecc.), l’ansia diventa così intensa da compromettere la tua capacità di parlare, portandoti a balbettare o a restare in silenzio.
  4. Pensi che se manifesti segnali di ansia gli altri ti giudicheranno negativamente: credi che gli altri ti giudichino negativamente per aver manifestato segnali di ansia e/o vergogna, come tremori, sudorazione o arrossamenti. Questo timore incrementa ulteriormente l’ansia.
  5. Eviti o fuggi dalle situazioni sociali che temi: tendi ad evitare o a fuggire dalle situazioni sociali, specialmente quelle che coinvolgono estranei, o potresti sopportarle a fatica.
  6. Impari a memoria le frasi da dire prima di un discorso e le ripeti mentalmente prima di parlare: prima di interagire con estranei, senti la necessità di preparare attentamente i tuoi discorsi, ripetendoli mentalmente più volte per garantire di essere pronto a partecipare alla conversazione.
  7. Tendi ad evitare il contatto visivo: durante le conversazioni con estranei, eviti il contatto visivo per paura di vedere espressioni facciali di disapprovazione.

Per ottenere una diagnosi accurata, è essenziale consultare un professionista qualificato che possa analizzare attentamente anche altri aspetti della persona. La ricerca di informazioni online, basata sul conteggio dei sintomi del disturbo, può essere utile per ottenere una comprensione generale, ma non può sostituire l’importanza di un colloquio con un esperto.

Cause e funzionamento dell’ansia sociale

Alla base dell’ansia sociale potrebbero agire tre cause, per cui è importante riconoscere a quale scenario appartiene il paziente per offrire un intervento tarato sulle sue caratteristiche:

  • Ipotesi del deficit primario: durante l’infanzia, potresti non aver acquisito alcune competenze sociali e questo ha causato molteplici frustrazioni nelle tue relazioni interpersonali; portandoti a sviluppare reazioni ansiose e comportamenti di evitamento.
  • Ipotesi dell’inibizione: hai acquisito le competenze interpersonali; tuttavia, hai difficoltà ad esprimerle. Ciò potrebbe essere causato da particolari episodi di vita come, ad esempio, essere stato oggetto di scherno o bullismo nel gruppo dei pari, scatenando così una tendenza a evitare di attirare l’attenzione su di te.
  • Visione negativa di sé o aspettative irrealistiche: potresti avere una bassa autostima o aspettative poco realistiche riguardo alle tue prestazioni sociali. Ad esempio, potresti aspettarti di parlare in modo fluido e affascinante, riuscendo a impressionare gli altri. Tuttavia, durante la conversazione, potresti percepire di non riuscire a soddisfare tali aspettative e pensare di stare facendo brutta figura. Questo ciclo alimenta l’ansia che può a sua volta peggiorare la tua prestazioni sociale.

Il modello cognitivo-comportamentale dell’ansia sociale (Clark & Beck, 2010) spiega il funzionamento del disturbo individuando tre fasi strettamente interconnesse:

  1. Fase anticipatoria: prima di affrontare una situazione sociale (come parlare in pubblico o fare nuove conoscenze), tendi rimuginare sulla tua inadeguatezza, a ricordare passate esperienze negative e ad immaginare i peggiori scenari che potrebbero verificarsi. Questo processo alimenta gradualmente l’ansia sociale, portandola al culmine nel momento in cui affronterai effettivamente la situazione.
  2. Fase di esposizione: mentre sei coinvolto nella situazione socale, ti arrivano alla mente pensieri relativi all’inadeguatezza della performance e di stare facendo una brutta figura accompagnati da reazioni di ansia e vergogna insieme ai loro correlati fisici (ad es., diventare rossi, tremare, sudare, etc.). Probabilmente tendi a focalizzare l’attenzione su questi segnali interni piuttosto che sui feedback positivi provenienti dalle altre persone, e questo contribuisce ad aumentare la tua ansia. Si fa sempre più strada l’idea di non poter gestire la situazione e l’impulso di fuggire.
  3. Fase di elaborazione post-evento: una volta terminata la prestazione, ripesando a quanto accaduto, tenderai a valutare negativamente la performance, penserai che gli altri ti hanno giudicato molto negativamente, condannandoti aspramente per aver manifestato l’ansia e/o la vergogna. Questo processo di ruminazione alimenta l’ansia sociale e l’avversione per future occasioni sociali, instaurando così un ciclo dannoso tipico del persistere del disturbo.

Come viene trattato il disturbo d’ansia sociale?

Le linee guida del National Institute for Health and Care Excellence (NICE) raccomandano la terapia cognitivo-comportamentale individuale per il trattamento del disturbo d’ansia sociale.

Dopo una fase di valutazione, clinico e paziente costruiscono una spiegazione condivisa del suo disturbo basata sulle sue convinzioni, le sue emozioni e i suoi comportamenti. Il trattamento si prefigge di raggiungere diversi obiettivi:

  • Sviluppare un’immagine positiva di sé e delle proprie capacità sociali;
  • Ridurre l’impatto che ha il giudizio degli altri sulla propria autostima;
  • Costruire una visione più positiva degli altri, che sostuisca l’immagine degli interlocutori come critici e giudicanti;
  • Durante l’interazione sociale, imparare a spostare il focus dell’attenzione dalle proprie sensazioni fisiche ai feedback esterni;
  • Imparare a riconoscere i segnali di approvazione delle altre persone durante le interazioni sociali;
  • Riduzione dei comportamenti di evitamento e di fuga dalle situazioni sociali;
  • Rielaborazione degli eventi passati che hanno contribuito allo sviluppo del disturbo (ad es., bullismo, esperienze di scherno, etc.);
  • Sviluppare e/o allenare le competenze sociali carenti;
  • Imparare a considerare le occasioni sociali una fonte di appagamento personale piuttosto che una minaccia;
  • Aiutare la persona comprendere che tende a valutare le sue performance sociali molto più negativamente di quanto lo siano in realtà.
  • Sviluppare la capacità di tollerare l’ansia sociale e il rischio di fare brutta figura.

Puoi approfondire il trattamento cognitivo-comportamentale dei disturbi d’ansia in questo articolo.

Se pensi di soffrire di un disturbo d’ansia sociale e desideri ricevere maggiori informazioni su come migliorare la tua situazione, ti invito a contattarmi senza impegno compilando il modulo sottostante oppure contattandomi al numero 3462726971. Sarò lieto di rispondere alle tue domande e ti ricontatterò non appena possibile:

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Bibliografia

  • American Psychiatric Association. (2022). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed., text rev.). https://doi.org/10.1176/appi.books.9780890425787
  • Clark, D. A., & Beck, A. T. (2010). Cognitive theory and therapy of anxiety and depression: convergence with neurobiological findings. Trends in cognitive sciences, 14(9), 418–424. https://doi.org/10.1016/j.tics.2010.06.007
  • Gragnani, A., Di Benedetto, S., & Couyoumdjian, A. (2021). Disturbo d’ansia sociale. In C. Perdighe & A. Gragnani (Eds.), Psicoterapia cognitiva (pp. 511-558). Raffaello Cortina Editore.
  • Michielin, P. (2018) Interventi strutturati brevi in Psicologia clinica. Padova: UPSEL Domeneghini.
  • National Institute for Health and Care Excellence, Social anxiety disorder: recognition, assessment and treatment, https://www.nice.org.uk/guidance/cg159
Guglielmo Amato

Guglielmo Amato

Sono il dott. Guglielmo Amato, psicologo a orientamento cognitivo-comportamentale. Mi occupo di adolescenti, giovani e adulti, offrendo interventi strutturati per problematiche di ansia, depressione, stress, insonnia, rabbia e momenti di difficoltà. Ricevo a Trento, presso il mio studio in via San Marco, 3 ed online.